Mutui casa: tassi fermi e rate in salita

  • mercoledì 15 febbraio 2012
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Quasi 100 euro in più ogni mese, per un finanziamento di soli 100 mila euro. È il maggior costo che deve affrontare oggi chi sta per accendere un mutuo per la casa, rispetto a chi si è indebitato agli inizi dello scorso anno.

Negli ultimi 12 mesi, le rate dei nuovi prestiti immobiliari erogati in Italia hanno infatti subito una brusca impennata, anche se il costo del denaro ufficiale rimane  inchiodato al minimo storico dell’1%, come confermato dal presidente della banca centrale europea (Bce), Mario Draghi.

La responsabilità del caro-mutui è infatti tutta delle banche che, nel corso del 2011, hanno pesantemente aumentato lo spread, cioè il differenziale di interesse che viene di solito applicato sul debito residuo di qualsiasi finanziamento (e che, per gli istituti di credito, rappresenta un margine di guadagno).

Gli interessi passivi dei prestiti immobiliari, per chi non lo sapesse, possono essere infatti indicizzati a 3 parametri diversi: al costo del denaro ufficiale della Bce o ai tassi sui prestiti interbancari europei come l’euribor (nel caso dei mutui a tasso variabile) e l’eurirs (per quelli a tasso fisso). Nell’ultimo anno, tutti questi indicatori sono rimasti pressoché stabili. Anzi, l’eurirs è addirittura sceso in un intervallo tra l’1,8 e il 2,8% su base annua, contro il 2,6-3,5% di un anno fa.

Ma le rate dei prestiti immobiliari, invece di diminuire, sono rincarate. Secondo le rilevazioni dell’ultimo Osservatorio di MutuiOnline, chi si indebita oggi deve pagare una cifra di quasi 600 euro al mese, per rimborsare un finanziamento di 100mila euro a tasso variabile, con un piano di ammortamento di 25 anni. Nel dicembre 2010, la rata per lo stesso tipo di prestito era attorno a 520 euro.

La situazione non cambia per i mutui a tasso fisso, il cui costo (sempre nel caso di un debito di 100mila euro con scadenza a 25 anni)  è salito da 550 a 630 euro al mese.

La spiegazione di questi rincari è legata appunto alla crescita dello spread medio aggiunto dalle banche ai tassi ufficiali, il quale è salito di oltre 2 punti nell’ultimo anno, da circa l’1% fino al 3-4%. Per quale ragione? Semplicemente perché oggi molti istituti di credito italiani sono in una situazione tutt’altro che idilliaca, avendo le casse piene di titoli di stato, i cui prezzi sono crollati negli ultimi 6 mesi per la crisi per la crisi dei debiti sovrani in Europa.

Inoltre, la recessione economica ha creato non poche difficoltà a molte aziende indebitate, costringendo le banche a mettere in conto numersose sofferenze sui finanziamenti già erogati. Di conseguenza, gli istituti di credito sono oggi molto restii a dare nuovi soldi in prestito ai propri clienti (a cominciare da quelli che chiedono un mutuo), se non a condizioni particolarmente onerose.

Dunque, chi si indebita per comprar casa non ha scelta: oggi è costretto a pagare  delle rate più pesanti, a meno che non voglia attendere qualche mese prima di sottoscrivere il finanziamento sperando che, nel sistema bancario, torni finalmente a splendere il sereno.

Discorso diverso, invece, per chi ha avuto la fortuna o il tempismo di accendere il mutuo un anno fa e paga uno spread più basso. Per questi debitori, le condizioni concordate con il proprio  istituto di credito, al momento della stipula del contratto, non possono più essere cambiate.

 

Fonte: http://blog.panorama.it


Tag: banca centrale europea, mutui a tasso variabile, mutuo per la casa, prestiti immobiliari, tasso fisso


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